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NOTIZIE STORICHE

Breve storia della botanica napoletana
La storia della Botanica a Napoli ha antiche origini: già nel periodo rinascimentale, a cavallo tra il 1500 e il 1600, importanti studiosi quali Bartolomeo Maranta, Vincenzo Pinelli, Giovan Battista Della Porta, Ferrante Imperato, Fabio Colonna, fecero di Napoli un centro di riferimento a livello europeo. In questo periodo lo studio e il collezionismo delle “cose naturali” era prerogativa solo di poche menti illuminate, tant’è che alla morte del grande Ferrante Imperato fu totalmente dismesso il patrimonio museale da lui creato, senza comprenderne il valore. Dell’annullamento dei beni scientifici dell’Imperato non fece eccezione neanche il grandioso giardino botanico, che in breve scomparve o sostituita da altra sistemazione, ma comunque di nessun rilievo, come testimonia la completa assenza di citazioni nelle relazioni dell’epoca. Attualmente rimangono a testimonianza dell’antico splendore soltanto le rarissime copie degli scritti di Ferrante e pochi campioni d’erbario, parte custoditi alla Biblioteca Nazionale di Napoli e parte nell’Erbario di Portici.
Solo in seguito all’instaurarsi dei Borboni, si ebbe un nuovo impulso verso le attività culturali del Regno di Napoli, di cui le discipline botaniche rappresentarono un fiore all’occhiello del fervore scientifico di quei tempi. L’istituzione della prima cattedra di Botanica presso la Facoltà di Medicina, risale al 1735, importanti nomi hanno ricoperto tale ruolo tra cui Domenico Cirillo (1760-77) e Vincenzo Petagna (1779-1811). Lo stesso Domenico Cirillo nel 1789 fu il promotore dell’istituzione di una nuova disciplina all’interno del corso di laurea in Medicina, la Materia Medica (principi attivi provenienti dalle piante), che inglobava e di fatto sopprimeva l’insegnamento a sé di Lectura Simplicium.
Con la fondazione nel 1778 della Reale Accademia di Scienze e delle Belle Arti, si inizia a delineare la possibilità di distaccare la disciplina della botanica da quella medica, come evidenzia il Decreto sancito in quell’anno da Ferdinando II di Borbone: “Botanica - Si stabilirà nel pieno vigore il culto di tutta la storia naturale. Le mire principali saranno dirette a scoprire e illustrare quanto si ha di specioso e di utile in materia botanica delle nostre regioni. A questo effetto si faranno intraprendere da persone esperte le debite peregrinazioni per tutte le Province del Regno”.
Da questo momento la scienza botanica procederà come scienza autonoma. Grazie a questi nuovi impulsi, iniziano a compiersi le prime campagne di esplorazione del meridione d’Italia, miranti alla conoscenza dalla flora spontanea. In contemporanea viene creato un Orto Botanico pubblico (1805) all’interno dell’ ex Monastero di Monteoliveto, ma afferente alla Regia Università. Vincenzo Petagna fu quindi nominato Direttore dell’Orto, coadiuvato dal giovane Michele Tenore.
Nel 1807 l’Orto botanico di Monteoliveto viene dismesso, ma al contempo viene firmato il decreto per la creazione di un nuovo Orto botanico, di cui Michele Tenore si interessa per l’organizzazione scientifica, divenendo quindi direttore (1808-1860).

Antonino De Natale


Laboratorio e Museo di Botanica di Portici
La botanica ricevette ulteriori impulsi anche nell’ambito della Regia Scuola Superiore di Agricoltura in Portici, fondata nel 1872, grazie a Nicola Pedicino, primo a ricoprire la cattedra di Botanica della Scuola e da subito artefice dell’istituzione di un nuovo Orto Botanico. Ma è soprattutto grazie al lungo e intenso lavoro di Orazio Comes che in quaranta anni (1877-1917) di attività di ricerca, insegnamento e direzione, si è andato accumulando un notevole patrimonio scientifico del Museo botanico di Portici. A lui si deve la costituzione del primo nucleo dell’Erbario costituito da campioni raccolti all’interno del Giardino Botanico della Reggia, da importanti reperti provenienti dalle campagne di ricerca effettuate in tutto il Regno e dall’acquisto di collezioni d’erbario di estremo valore storico-scientifico, come quelle di Vincenzo Petagna, Domenico Cirillo e di Vincenzo e Francesco Briganti. Nel contempo il Giardino Botanico, grazie ai rapporti con i Botanici di tutto il mondo, si arricchì di specie esotiche, mentre aumentò enormemente il fondo librario della biblioteca grazie alla donazione della biblioteca personale dello stesso Comes e all’abbonamento a centinaia di periodici e numerose miscellanee; fu anche acquistata la Xilotomoteca di Adriano Fiori e si dette inizio alla realizzazione di una Xiloteca. A questi investimenti il Comes, avendo ben chiaro il ruolo fondamentale che ha la didattica, aggiunse l’acquisto di una grande quantità di apparecchiature e sussidi didattici: realizzò molti preparati vegetali, sia come vetrini che barattoli di vetro, fece acquistare tavole illustrate di anatomia, fisiologia e sistematica e fece stampare alcuni appunti presi in maniera impeccabile da studenti particolarmente diligenti.
Orazio Comes morì a Portici nel 1917, nel pieno del primo conflitto mondiale. Le difficoltà della guerra portarono inesorabilmente ad un declino di tutta la Botanica napoletana. Ciò nonostante, presso la Regia Scuola di Portici, i continui sforzi da parte dei successori di Comes riuscirono a mantenere in vita l’interesse verso la floristica, la patologia vegetale, la sistematica e la tassonomia, anche durante l’infausto periodo bellico.
Nell’ottobre del 1943 avvenne l’occupazione della parte sud della Facoltà da parte degli Alleati. L’istituto di Botanica dovette liberare in brevissimo tempo i locali dall’arredamento, dal materiale scientifico e didattico. Tutto il materiale fu accumulato nell’Aula Magna e in parte della Sala Monumentini, poiché in parte già occupata dalla segreteria. Quando negli anni Cinquanta, la situazione tornò lentamente alla normalità, ci fu un gran lavoro di recupero e riorganizzazione delle varie collezioni possedute dal laboratorio; particolarmente meritoria in tal senso è l’opera della direttrice Valeria Mezzetti Bambacioni che nel 1959 scrive: “Le collezioni de Museo hanno risentito in modo particolare i danni degli spostamenti e del tempo”.
Nel 1958 il Museo dell’Istituto di Botanica fu intitolato col nome del valente Orazio Comes. Sempre sotto la direzione della Bambacioni prima e di Pizzolongo poi, l’Istituto ritrovò una sistemazione dignitosa al primo piano della Reggia, ma dopo il terremoto del 1982, per permettere i lavori di ristrutturazione, è stato nuovamente sfrattato e smembrato in diverse strutture. Le collezioni museali sono quindi rimaste smembrate e dopo aver perso la collocazione originaria di Comes non hanno fino ad oggi trovato una nuova sistemazione né tanto meno sono state oggetto di studio. Il Museo raccoglie diverse collezioni, testimoni del lavoro di studio e ricerca e della passione dei ricercatori dalla fine del 1800 ai giorni nostri, nonché dell’evolversi delle metodologie didattiche negli ultimi due secoli.

Antonino De Natale


L’Herbarium Porticense
La costituzione dell’Erbario della Facoltà di Portici ebbe inizio nel 1873, un anno dopo la creazione della Real Scuola Superiore di Agricoltura. Le copiose raccolte effettuate nell’allora Regno delle Due Sicilie, da Pedicino e dal suo valente aiuto Orazio Comes, andarono a costituire il nucleo iniziale dell’Erbario del laboratorio di Botanica. Fu grazie alla grande dedizione e alla profonda passione di Comes per la botanica che l’Erbario di Portici acquistò sempre più importanza con l’acquisizione di erbari del 1700, come ad esempio quelli di Petagna, Briganti, Cirillo ed in quest’ultimo anche alcuni campioni risalenti al 1500 facenti parte dei reperti appartenuti a Ferrante Imperato.
Le collezioni custodite presso l’Herbarium Porticense (PORUN) hanno, in gran parte, conservato la loro struttura originaria. Soltanto alcune, forse proprio le più preziose dal punto di vista dell’importanza storico-scientifica, sono state intercalate ad altre collezioni e campioni di scambio dell’800. La decisione di frapporre reperti antichi (1700) ad altri più recenti (1800 e pochi dell’inizio del 1900) fu presa nei casi in cui le collezioni già originariamente avevano perso la loro struttura. Questo ad esempio è il caso della collezione Briganti e parte di quella di Cirillo. Infatti Pedicino con l’aiuto dal suo fedele assistente Comes riuscì ad acquistare la collezione Briganti. Soltanto dopo un accurata visione del materiale acquisito, il Comes si accorse della presenza di campioni recanti cartellini con grafia diversa da quella di Vincenzo e Francesco Briganti. Dopo un approfondita e minuziosa indagine grafologica fu scoperto che il materiale estraneo recava la grafia di Domenico Cirillo. È chiaro, allora, che le manomissioni sul materiale originale iniziarono già molto tempo prima. Di poca importanza sarebbe stato mantenere un ordinamento ben differente da quello pensato e attuato dagli autori delle collezioni. A questi essiccata furono aggiunti altri campioni, che pure se erano di importanti autori (come ad es. quelli di Nyman, Gussone e Tenore Vincenzo) non facevano parte delle collezioni originali. Tali saggi d’erbario erano utilizzati come materiale di scambio tra studiosi di tutto il mondo.
In generale i campioni d’erbario risultano essere non soltanto estremamente fragili, ma anche particolarmente appetibili da parte dei parassiti. Per ovviare agli eventuali attacchi di “insetti dannosi”, in passato, i campioni venivano irrorati con sostanze altamente velenose. Pedicino, in un suo scritto, riporta che “Tutto l’erbario è avvelenato al sublimato. Gli esemplari già fermati sulle carte, specialmente quelli delle collezioni crittogamiche numerate, vengono avvelenati per mezzo di un piccolo apparecchio che riesce molto utile. È una bottiglia ordinaria… con tappo traversato da due tubi…" (Pedicino, 1876). Gli essiccata avvelenati, presenti nell’Erbario del Museo Comes sono riconoscibili grazie ad una piccola etichetta su cui fu stampato l’avviso “AVVELENATO”.
I fogli di carta su cui sono adagiati gli essiccata sono di carta di cellulosa, numerosi sono però anche i casi in cui fu utilizzata la così detta carta di stracci o bambagina, su cui sono ben riconoscibili le filigrane che riproducono i simboli ed in alcuni casi i nomi delle cartiere produttrici.
L’Erbario storico del Museo Comes riveste un importante documento-cardine della botanica antica napoletana e al contempo è anche un prezioso testimone degli studi agronomici del meridione d’Italia. A fianco delle indagini riguardo la flora e la sistematica di Cirillo e Petagna si pongono analisi tassonomiche dei tabacchi o dei cotoni ad opera di Comes. Importanti testimonianze della ricerca algologica, briologica, agronomica, patologica ed etnobotanica sono ricavabili ad esempio dalle raccolte effettuate negli anni ’10 durante le campagne in Egitto, Palestina e Tripolitania, svolte da Achille Costa e Alessandro Trotter.
Le testimonianze dell’attività floristica svolta nel meridione d’Italia ad opera dei botanici della Facoltà di Agraria di Portici furono a lungo ed a torto sottostimate. Allo stato attuale delle conoscenze floristiche, alcune indagini permangono come le più esaustive e “recenti” riguardo alcuni territori, come ad esempio per l’Irpinia (Avellino) ed il territorio di Sannio (Benevento).
Orazio Comes morì il 13 ottobre 1917, lasciando alla Facoltà di Agraria di Portici, un erbario costituito da più di 30.000 campioni. Seguirono poi i duri e lunghi anni delle due guerre mondiali, che provocarono non pochi danni, distruzioni e dispersioni dei preziosi materiali appartenenti alle svariate collezioni storiche.
Nuovo impulso alla ricerca nelle discipline botaniche fu dato ad opera di Alessandro Trotter; le sue indagini riguardarono molti aspetti della flora di particolari territori, come dimostrano le svariate sezioni della collezione omonima (fanerogamica, algologica, micologica, etnobotanica e noccioli). Negli anni ’50 le espolrazioni floristiche continuarono ad opera di Edmondo Honsel prima e Paolo Pizzolongo poi.
Di recente è stata creata una nuova collezione “Erbario Aperto”, in cui confluiscono tutti gli essiccata frutto delle ricerche attuali. Tutte le collezioni, eccetto quella precedentemente nominata, sono in forma chiusa. Il termine chiuso sta ad indicare che la collezione non subisce incrementi di nuovi essiccata, ne alterazioni di ordinamento.
L’Erbario Comes di Portici è composto da cinque collezioni principali, Cirillo, Briganti, Comes, Erbario generale, Petagna e Trotter. Oltre queste sei sono custodite, presso la stessa struttura, collezioni minori come quella Dublan, Guglielmi, Romeo e Ziccardi.

Antonino De Natale